L’IA progetta un oggetto vero: il test di OpenAI e i limiti che restano

L’IA progetta un oggetto vero: il test di OpenAI e i limiti che restano

Informazioni aggiornate al 5 novembre 2026.

Un dispositivo nato in una settimana

Il 3 novembre 2026 OpenAI ha pubblicato un post dedicato all’uso dei suoi modelli nella progettazione di prodotti fisici: ingegneria meccanica, ingegneria elettrica e progettazione di interi sistemi. Il caso più concreto è un test interno. L’azienda ha voluto vedere se fosse possibile creare un dispositivo senza modifiche umane dirette al progetto, affidando il lavoro al modello GPT-6 Astra.

Il risultato è un oggetto che serve per parlare con Codex, l’assistente di programmazione di OpenAI. Secondo l’azienda, due persone del team lo hanno progettato con Astra in meno di una settimana, lavorandoci come progetto secondario. Un produttore esterno ne ha poi costruito un piccolo lotto di prototipi in meno di un mese.

Che cosa ha fatto l’IA, passo per passo

Il post divide il lavoro in quattro parti, tutte attribuite ad Astra:

  • l’aspetto del dispositivo, ispirato anche a giochi e giocattoli;
  • l’involucro e le strutture interne che tengono fermi i componenti;
  • la scelta dei componenti elettronici e il disegno del circuito stampato, cioè la scheda che li collega, con posizione e collegamenti pensati per stare nell’involucro;
  • l’interfaccia per l’utente, il firmware, cioè il software di base che fa funzionare l’oggetto, e i collegamenti con Codex.

I limiti ammessi da OpenAI

È la parte più utile del racconto, ed è la stessa OpenAI a scriverla. Per preparare il dispositivo alla produzione sono serviti diversi giri di revisione e correzione. Il motivo, spiega l’azienda, è che Astra non ha tenuto conto in modo costante di tre cose: i limiti di produzione del fabbricante, le tolleranze, cioè i margini di errore ammessi nelle misure, e i dettagli necessari al montaggio.

Sono proprio gli aspetti che, nel racconto di OpenAI, hanno separato il progetto da un dispositivo pronto per la produzione. OpenAI presenta queste lacune come indicazioni su che cosa dovranno fare meglio i modelli futuri. In altre parole, il test mostra che l’IA può accelerare le prime fasi, ma che il passaggio alla fabbrica ha richiesto ancora revisioni.

I numeri dichiarati dall’azienda

OpenAI riferisce che i suoi team hardware e infrastruttura usano Codex e ChatGPT per creare e modificare modelli CAD, preparare disegni di produzione, impostare simulazioni e rivedere i progetti. Secondo l’azienda, da febbraio l’uso dei modelli nei team hardware, misurato in token, è cresciuto di 23 volte.

C’è poi BenchCAD 2.0, un test pubblicato dal gruppo BenchCAD, che verifica se un modello sa ricostruire parti e assiemi 3D e riconoscere i collegamenti nei circuiti stampati. Secondo OpenAI, un modello interno più recente, di cui l’azienda non indica il nome, ha ottenuto in media 0,875, contro 0,594 di GPT-6 Astra al livello di ragionamento più alto. Il punteggio di Astra è in linea con quello pubblicato dagli autori del test il 12 ottobre (0,59). Il risultato del modello interno è invece un dato dichiarato da OpenAI e, nelle fonti consultate, non risulta valutato da terzi. Gli autori del test ringraziano OpenAI e Anthropic per il sostegno e per i crediti API usati per costruire e valutarlo. OpenAI precisa che il ciclo di vita dell’ingegneria comprende molto altro oltre alla progettazione.

L’industria prova: Chip Ganassi Racing e Mazda

OpenAI lavora con un piccolo gruppo di aziende, i cui ingegneri controllano i risultati dei modelli per accuratezza e uso pratico. Con la squadra automobilistica Chip Ganassi Racing sta ampliando una collaborazione per trasformare scansioni 3D di parti esistenti in modelli CAD modificabili e disegni di produzione 2D. Secondo il post è utile soprattutto quando i file di progetto originali non sono più disponibili. Gli ingegneri della squadra rivedono modelli e disegni per verificarne accuratezza e producibilità.

Con Mazda, invece, OpenAI annuncia una nuova collaborazione di ricerca con gli ingegneri di aerodinamica e sicurezza in caso di urto, basata su simulazioni del flusso d’aria e del comportamento delle strutture. Per ora non ci sono risultati pubblicati: OpenAI scrive che condividerà progressi e risultati nei prossimi mesi.

L’Europa e il piano per l’IA industriale

Il giorno dopo, il 4 novembre, la Commissione europea ha adottato il suo programma di lavoro per il 2027. Nel documento la Commissione scrive che proporrà un piano d’azione per l’IA industriale in cinque settori: sanità, trasporti, agroalimentare, manifattura avanzata, difesa e spazio. Annuncia anche azioni per rafforzare la posizione dell’Europa nella filiera dell’IA, dai chip ai dati e alla capacità di calcolo, con strumenti di finanziamento innovativi, in particolare il capitale di rischio. Cita inoltre il sostegno ai giovani di fronte all’impatto dell’IA sul mercato del lavoro.

Un programma di lavoro annuncia proposte, non introduce misure già in vigore. Il piano per l’IA industriale non compare nell’allegato I, l’elenco delle nuove iniziative con i trimestri indicativi, e nei documenti sul programma diffusi dalla Commissione il 4 novembre non ha una data.

Che cosa significa per le imprese italiane

Per una PMI manifatturiera o uno studio tecnico, il caso suggerisce un approccio graduale. I compiti indicati da OpenAI, come disegni di produzione, ricostruzione di parti esistenti e revisione dei progetti, sono tra i più ripetitivi e quindi tra i primi su cui sperimentare. Lo stesso racconto dell’azienda indica però dove serve ancora la competenza umana: tolleranze, vincoli di fabbrica e montaggio. Ogni risultato prodotto dall’IA va quindi controllato da chi conosce il processo produttivo, come fanno gli ingegneri delle aziende coinvolte nei test.

Immagine di copertina generata con IA (Grok Bot) e composta dalla redazione.

Fonti